Giornata della memoria 2023

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Ogni anno, nel mondo, il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, la ricorrenza durante la quale vengono ricordati 15 milioni di vittime dell’Olocausto (cifra emersa dallo studio dell’Holocaust Memorial Museum di Washington rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti prima e durante la Seconda Guerra mondiale. Sei milioni di queste vittime innocenti appartenevano al popolo ebraico: il loro genocidio viene chiamato Shoah. Vengono chiamati genocidio gli atti commessi dall’uomo con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. L’Olocausto e la Shoah sono stati genocidio con metodi scientifici, messo in atto da parte della Germania nazista fino al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell’esercito sovietico sfondano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Da quel giorno, questo campo è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di chi è stato internato solo perché ebreo o zingaro o omosessuale o anche, semplicemente, perché si trattava di una persona con idee politiche diverse da quelle di chi era al potere. Ricordare le vittime di quegli anni lontani può sembrare qualcosa che non vi tocca direttamente, in realtà non è così.
La Giornata della Memoria non serve solo a commemorare quei milioni di persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà ormai quasi 80 anni fa. Serve a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto.
La Giornata della Memoria ci ricorda che verso queste discriminazioni non alziamo abbastanza la voce e che spesso, per comodità e opportunismo, ci nascondiamo in quella che gli storici chiamano la zona grigia. Si tratta di una zona della mente e del nostro comportamento, a metà tra il bianco e il nero, tra l’innocenza e la colpevolezza. In questa zona ad avere la meglio, alla fine, è l’indifferenza per chi viene isolato e non accettato.
Per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta occorre ricordare e soprattutto capire.
Per non dimenticare, gli alunni della Scuola dell’infanzia e delle Scuole primarie venerdì 27 gennaio 2023, durante la mattinata scolastica, assisteranno nelle loro classi alla visione del cartone animato (della durata di 28 minuti) LA STELLA DI ANDRA E TATI di Rosalba Vitellaro.
Si tratta del primo cartoon che racconta la Shoah vista con gli occhi di due bambine di 4 e 6 anni (la pellicola ha vinto il Rockie Award quale miglior produzione in animazione per ragazzi al prestigioso Banff World Media Festival, in Canada).
“La stella di Andra e Tati” racconta la storia vera delle sorelle Alessandra e Tatiana Bucci, ebree italiane di Fiume. Avevano solo 6 e 4 anni quando il 29 marzo 1944 vennero deportate ad Auschwitz insieme alla madre, alla nonna, alla zia e al cuginetto. Scambiate per gemelle dal dottor Mengele, Andra e Tati riuscirono a sopravvivere alle prime selezioni nel campo di concentramento e furono portate nel Kinderblock, la baracca dei bambini che venivano destinati agli esperimenti di eugenetica. “Appena arrivate al campo – ricorda oggi Tati – ci fecero indossare vestiti grandi e sporchi. Poi ci marchiarono con il numero che ancora oggi portiamo sul braccio. E che non abbiamo mai voluto cancellare”. A lei fu tatuato il numero 76484, alla sorella il 76483. Furono l’incoscienza dell’età, il grande amore reciproco e il fare affidamento sulla loro unione le risorsa che permisero alle bambine di proteggersi dagli orrori del campo di sterminio. Grazie anche alla compassione di una guardiana del lager le bambine riuscirono così a sopravvivere e vennero liberate insieme il 27 gennaio 1945. Dopo una permanenza prima a Praga e poi in Inghilterra, riuscirono anche a riunirsi con i loro genitori.
Il cartone racconta, così, la loro storia intersecando il racconto con quello di una visita di liceali ad Aushwitz. Un efficace gioco di piani temporali dove passato e presente si intrecciano per ricordare di non cedere mai all’odio, alla violenza, alla paura. Per non dimenticare.

Inoltre lo stesso giorno, gli alunni della scuola secondaria del nostro istituto, guarderanno il film QUANDO HITLER RUBÒ IL CONIGLIETTO ROSA, a partire dalla fine della quarta ora (gli ultimi quindici minuti) e a seguire, le ultime due ore. Si tratta di un film uscito nel 2019 della durata di 119 minuti. Tale film è tratto da un romanzo di Judith Kerr pubblicato per la prima volta nel 1971. Il film si troverà già inserito nella LIM pronto per la visione in classe.
“1933, Berlino. Anna ha 9 anni e suo fratello Max ne ha 12. Il padre è un famoso e severo critico teatrale e la madre è una pianista. Sono ebrei e nel momento in cui Hitler riesce a formare il suo primo governo in seguito alle elezioni la famiglia è costretta ad abbandonare la sua vita agiata per raggiungere rapidamente la Svizzera. Qui alloggiano in un albergo costoso nella speranza che il genitore trovi un impiego adeguato. Le cose però non vanno come sperato e i quattro debbono nuovamente partire per raggiungere Parigi. Anche lì la loro esistenza non sarà delle più facili e dovranno conoscere l’indigenza senza avere la certezza che la Francia possa diventare la loro seconda patria.”

Infine mercoledì primo febbraio, sempre nell’ambito del Giorno della Memoria, ci sarà l’incontro in Auditorium per le classi terze con la testimonianza della signora Norsa, appartenente alla Comunità ebraica di Mantova che porterà testimonianza di quel terribile periodo storico in Italia come discendente di deportati ad Auschwitz. Sarà accompagnata dal sig. Roberto Israel, già consigliere della Comunità ebraica di Verona e presidente dell’associazione “Figli della Shoah”.
L’incontro avverrà in Auditorium e si svolgerà secondo la seguente modalità:
• Dalle 9:30 alle ore 10:45 le classi terze A, B, C, E
• Dalle 11:00 alle ore 12:30 le classi terze F, G, AM, BM
Le classi terze D e H per una sovrapposizione oraria per un altro impegno scolastico, guarderanno la registrazione dell’incontro in un secondo momento.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Pier Paolo Frigotto

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