A partire dal 2005, ogni 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e degli esuli istriano-dalmati.
Riassunta oggi nel termine generico di “foibe”, si tratta della pulizia etnica contro gli italiani, culminata con oltre ventimila italiani “desaparecidos” torturati e uccisi nelle foibe e l’esodo biblico di 350mila disperati scappati dalla loro case per sfuggire alla violenza dei comunisti di Tito.
Sul Carso triestino, la foiba di Basovizza, pozzo minerario scavato agli inizi del 1900, è diventata il simbolo di tutte le atrocità commesse dai comunisti jugoslavi. In quell’area gli uomini di Tito hanno realizzato un massacro veramente immane. Le foibe sono delle cavità naturali presenti sul Carso, l’altipiano alle spalle della città di Trieste e dell’Istria. Alla fine della Seconda guerra mondiale, i comunisti di Tito le utilizzarono per scaricare al loro interno migliaia di persone. Spogliate e legate l’una con l’altra con un fil di ferro stretto ai polsi, le vittime venivano schierate sugli argini delle cavità. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Nel territorio di Trieste ci sono decine di foibe. Ma oltre confine, in Slovenia, vengono continuamente scoperte nuove foibe con cadaveri all’interno.
Con lo strumento delle foibe si volevano eliminare le persone che avrebbero potuto dare fastidio al nuovo Stato comunista jugoslavo. Le truppe di Tito avevano con loro un elenco delle persone che andavano infoibate. Il meccanismo delle foibe era finalizzato a creare una situazione di terrore. E il terrore è tale anche se colpisce in maniera assolutamente casuale.
Ma le foibe non sono state l’unico strumento di repressione titino. Migliaia di persone sono state deportate nei campi di concentramento comunisti di tutta la l’ex Jugoslavia.
A guerra finita, il primo maggio 1945 Tito entra a Trieste. Per oltre un mese le forze jugoslave si abbandonano alle violenze, in quelli che a oggi sono ricordati come i “40 giorni del terrore”. I comunisti portano i prigionieri, con i vagoni merci, fino alla foiba di Monrupino, meglio conosciuta come foiba 149. Pochi, difficili passi lungo la scarpata, poi la condanna a morte: le vittime vengono fatte precipitare nel baratro. Secondo alcune stime, in questa foiba hanno trovato la morte circa duemila persone.
Questo il link di RAI CULTURA, dedicato al GIORNO DEL RICORDO, che con video, testimonianze dirette e prezioso materiale d’archivio, mostra i momenti e i luoghi più significativi di una tragedia troppo spesso fatta oggetto di rimozione.
Si utilizzi, tale materiale, per affrontare in classe con i propri alunni questa importante tematica.
In allegato, Nota MI 193/8.2.2022
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Pier Paolo Frigotto

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