{"id":2112,"date":"2023-10-08T20:32:47","date_gmt":"2023-10-08T18:32:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.icparise.edu.it\/home\/?p=2112"},"modified":"2023-10-08T20:48:44","modified_gmt":"2023-10-08T18:48:44","slug":"60-anniversario-del-vajont-una-lezione-di-educazione-civica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.icparise.edu.it\/home\/2023\/10\/08\/60-anniversario-del-vajont-una-lezione-di-educazione-civica\/","title":{"rendered":"60\u00b0 anniversario del Vajont, una lezione di educazione civica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oggi, <strong>9 ottobre 2023<\/strong>, ricorre il 60\u00b0 anniversario della catastrofe del Vajont. Le tantissime persone che sono state sepolte dall\u2019onda il 9 ottobre del 1963 non sono morte per un evento imprevedibile ma per un disastro provocato da uomini che hanno agito per i propri interessi, per guadagnare ignorando gli avvisi della natura e le proteste dei cittadini. Ciascuno di noi pu\u00f2 diventare un ingegnere, un medico, un impiegato, un maestro, un operaio, un agricoltore, ma deve agire sempre con onest\u00e0.<br \/>\nCon i vostri insegnanti andate su Google Maps con la LIM. Puntate il dito sulla citt\u00e0 di Belluno, in Veneto. Cercate il fiume Piave. Vedrete che, in quella zona, il corso del fiume segue abbastanza fedelmente il confine con il Friuli. Ora, se osservate bene ai piedi delle montagne, pi\u00f9 o meno sotto la nota localit\u00e0 di Cortina d\u2019Ampezzo, vedrete un piccolo centro urbano che si chiama Longarone.<br \/>\nSessant\u2019anni fa Longarone era un piccolo paese che voleva diventare una citt\u00e0. Lo abitavano 5mila persone, aveva una scuola elementare, un ufficio postale, una stazione dei pullman, una dei treni; un cementificio, mobilifici, una grande cartiera, una fabbrica di occhiali e una strada, la statale 51 di Alemagna, che i turisti percorrevano soprattutto durante le ferie per raggiungere l\u2019ampezzano e le bellissime Dolomiti.<br \/>\nEcco, le montagne. Longarone si trova in mezzo a montagne dai nomi strani: Toc, Spiz Gallina, \u201cOrecchie del gatto\u201d dai cui fianchi scendeva la vera ricchezza di quei luoghi, l\u2019acqua, che poteva essere usata per produrre energia elettrica.<br \/>\nA Venezia c\u2019era un\u2019azienda il cui nome, ancora oggi, viene pronunciato sottovoce con terrore e disperazione: era la Sade, Societ\u00e0 adriatica di elettricit\u00e0. La Sade, che realizzava laghi artificiali in cui tenere l\u2019acqua da usare per far funzionare le centrali idroelettriche, negli anni 20 del 900 ebbe un\u2019idea: sbarrare il torrente Vajont, che scorre in una stretta valle in Friuli, proprio sopra il paese di Longarone, costruendo una diga alta 262 metri in grado di creare un lago da 168 milioni di metri cubi d\u2019acqua raccolta da vari torrenti e fiumi della zona. Sarebbe stata la diga a doppio arco pi\u00f9 alta del mondo. Un\u2019opera eccezionale progettata da un ingegnere famoso, Carlo Semenza, con l\u2019aiuto del geologo Giorgio Dal Piaz e costruita in appena 3 anni, dal 1957 al 1960. In perfetto orario sulla tabella di marcia si comincia a riempire il grande lago del Vajont.<br \/>\nL\u2019acqua avrebbe sommerso i terreni dei contadini, ma la Sade diede loro dei denari come risarcimento e costru\u00ec un ponte per collegare due paesini che sarebbero rimasti isolati: Erto e Casso.<br \/>\nMa gli abitanti di quei luoghi capiscono subito che qualcosa non va. Quell\u2019enorme \u201cbanca dell\u2019acqua\u201d crea frane, fratture nel terreno, cedimenti e persino scosse di terremoto. I residenti prima si spaventano, poi vanno in collera e scrivono lettere al sindaco che, preoccupato, si fa sentire con la Sade.<br \/>\nLa grande societ\u00e0 veneziana fa finta di nulla e, si scoprir\u00e0 poi, le persone incaricate di registrare gli eventuali terremoti creati dall\u2019acqua che sale lungo i fianchi delle montagne non lo fa e, peggio, cancella i dati. Alla Societ\u00e0 adriatica di elettricit\u00e0 interessa solo riempire il lago della diga al pi\u00f9 presto per venderla all\u2019Enel, la societ\u00e0 statale appena creata per gestire l\u2019elettricit\u00e0 in tutta Italia. E farsi cos\u00ec ricoprire d\u2019oro.<br \/>\nNell\u2019ottobre del 1963 la situazione peggiora. Il giorno 6 la strada sul monte Toc \u00e8 interrotta dalla caduti di massi e le famiglie di Erto e Casso vengono sgomberate in fretta e furia. I tecnici della diga decidono allora di abbassare il livello dell\u2019acqua perch\u00e9 si rendono perfettamente conto che \u00e8 proprio quell\u2019acqua che potrebbe causare un disastro. Ma \u00e8 un processo lungo. Troppo lungo.<br \/>\nTre giorni dopo, il 9 ottobre, gli operai della diga del Vajont vedono che gli alberi del monte Toc si sono sdraiati a terra perch\u00e9 il terreno si muove verso valle. Le crepe diventano sempre pi\u00f9 larghe e verso sera il sistema posto a controllo dei movimenti conferma che la frana \u00e8 inevitabile.<br \/>\nAlle ore 21 le famiglie di Longarone sono a casa e i tifosi sono al bar a guardare in tv la finale di Champions tra Real Madrid e Glasgow Rangers. I Carabinieri bloccano la statale di Alemagna.<br \/>\nAlle ore 22:39 un\u2019enorme frana si stacca tutta assieme dal monte Toc, la montagna che la saggezza contadina sapeva da sempre essere marcia e inaffidabile. 260 milioni di metri cubi di roccia, una quantit\u00e0 immensa, finiscono di colpo nel lago. \u00c8 come gettare un enorme sasso in un secchio d\u2019acqua pieno zeppo.<br \/>\nUno tsunami alto pi\u00f9 di 250 metri si forma nel lago e una parte, formata da un\u2019onda alta 50 metri, riesce a scavalcare la diga e precipita a valle. Lo spostamento d\u2019aria crea un\u2019onda d\u2019urto fortissima che polverizza persone e animali incontrate sulla sua strada. E l\u2019acqua che la segue distrugger\u00e0 Longarone e i paesini vicini, rasi al suolo e completamente cancellati. Le stime ufficiali dicono che sotto il fango muoiono 1.910 persone; di queste, 487 sono ragazzi e bambini. La diga, in alto, resta intatta e regge la violenza dell\u2019urto.<br \/>\nLa sentenza finale dei processi che si sono celebrati per chiarire le responsabilit\u00e0 del disastro del Vajont arriver\u00e0 soltanto dopo 37 anni.<br \/>\nLa diga non \u00e8 mai pi\u00f9 stata utilizzata e oggi rimane un monumento innalzato ai prodigi della tecnica e all\u2019avidit\u00e0 umana. Per capire quanto \u00e8 accaduto si pu\u00f2 visitare il museo di Erto e Casso. A Fortogna, invece, a pochi km da Longarone, un cimitero con duemila cippi di marmo riporta i nomi delle vittime del Vajont: le date di nascita sono diverse, quella della morte \u00e8 la stessa per tutti.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">IL DIRIGENTE SCOLASTICO<br \/>\nPier Paolo Frigotto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, 9 ottobre 2023, ricorre il 60\u00b0 anniversario della catastrofe del Vajont. 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