{"id":1656,"date":"2023-03-21T21:41:33","date_gmt":"2023-03-21T20:41:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.icparise.edu.it\/home\/?p=1656"},"modified":"2023-03-21T21:41:33","modified_gmt":"2023-03-21T20:41:33","slug":"cento-anni-dalla-nascita-di-don-milani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.icparise.edu.it\/home\/2023\/03\/21\/cento-anni-dalla-nascita-di-don-milani\/","title":{"rendered":"Cento anni dalla nascita di Don Milani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019anno ci riserva una ricorrenza del tutto eccezionale: i 100 anni di don Lorenzo Milani, nato a Firenze il 27 maggio 1923. Luciano Rodanini in un interessante articolo (qui di seguito riportato) su \u201cScuola7\u201d del 19.3.2023 dal titolo \u201cLa storia, la \u2018scelta\u2019, la scuola che rende liberi\u201d ne ha ricostruito la grandissima figura, che vale la pena di conoscere.<br \/>\n<strong><br \/>\n\u201cLa storia, la \u2018scelta\u2019, la scuola che rende liberi\u201d<\/strong><br \/>\nSulla figura del Priore di Barbiana sono stati versati fiumi di inchiostro. Ancora oggi le sue posizioni in campo religioso e educativo suscitano critiche e giudizi contrastanti, che continueranno a riproporsi. Esaltare o denigrare questo prete non ci aiuta a conoscere la sua straordinaria opera, che va invece compresa cercando di esaminare le qualit\u00e0 e, allo stesso tempo, le fragilit\u00e0 della sua persona e del suo pensiero. Ma chi \u00e8 stato veramente don Lorenzo Milani?<br \/>\n<strong><br \/>\nLa scelta per i poveri<\/strong><br \/>\nNon abbiamo la pretesa di dare una risposta a questo interrogativo. Ci sono per\u00f2 alcune scelte che connotano l\u2019esistenza di questo prete scomodo che vanno definitivamente chiarite, pena i soliti e sterili <em>j\u2019accuse<\/em> (Don Milani classista, arrogante, intransigente, assolutista, comunista\u2026). La sua vita riparte da una scelta radicale fatta a vent\u2019anni, quando il ricco e borghese Lorenzo Milani Comparetti decise di offrire tutto s\u00e9 stesso alla causa dei poveri. Basti pensare che il bisnonno paterno Domenico Comparetti, illustre filologo, papirista, grecista e latinista, conosceva ben 19 lingue e fu senatore del Regno. Se non si parte da questa spoliazione, non si comprender\u00e0 nulla di quello che egli successivamente fece. La folgorazione di questo repentino cambiamento gli fu procurata da una severa reprimenda di una donna che, dalla finestra della sua casa, soprese il giovane Lorenzo in una Firenze, sotto i continui bombardamenti degli Alleati, a sbocconcellare del pane bianco. <em>\u201cNon si mangia il pane bianco nelle strade dei poveri!\u201d<\/em> fu il duro rimprovero che la signora gli rivolse. Questa sgridata fu per lui un vero e proprio colpo di fulmine. Come San Paolo sulla via di Damasco e Francesco nella piazza di Assisi, anche Lorenzo decise di spogliarsi<br \/>\ndi tutto ci\u00f2 che aveva per dedicarsi completamente agli ultimi. Questa scelta non fu una semplice adesione ad un richiamo evangelico, ma un\u2019autentica conversione ad un mondo che fino ad allora aveva completamente ignorato. E nella sua breve esistenza egli manterr\u00e0 la radicalit\u00e0 propria del convertito. Se non si parte da questa scelta, si rischia di cadere nelle solite stantie contrapposizioni che non portano in nessuna direzione.<br \/>\n<strong><br \/>\nLa conversione<\/strong><br \/>\nNel luglio del 1943 Lorenzo incontr\u00f2 a Firenze, per la seconda volta, don Raffaele Bensi, figura centrale della chiesa fiorentina dell\u2019intero Novecento. Il sacerdote per\u00f2 era di fretta perch\u00e9 doveva fare visita alla salma di un giovane prete, suo alunno. Lorenzo Milani decise di accompagnarlo. Davanti alla bara del giovane prelato, egli decise di prendere il suo posto. E cos\u00ec fu. Nel mese di novembre dello stesso anno, dissolte le \u201cvanit\u00e0 giovanili\u201d, Lorenzo Milani entr\u00f2 nel seminario Maggiore del capoluogo fiorentino. Da quel momento, la sua vita cambier\u00e0 per sempre.<br \/>\nAlla lettera della madre, dispiaciutissima per questa scelta e preoccupata per le restrizioni delle regole imposte ai seminaristi, il figlio risponde: \u201cMi dispiace che tu senta il peso della mia mancanza di libert\u00e0. Non ci pensare perch\u00e9 io non ne sento punto. Quando uno regala la sua libert\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 libero di uno che \u00e8 costretto a tenersela\u201d.<br \/>\nLa domenica del 13 luglio 1947, assistito da don Bensi, ricevette l\u2019ordinazione sacerdotale. Si complet\u00f2 cos\u00ec il cammino della sua conversione.<br \/>\nIl figlio di una delle famiglie pi\u00f9 ricche della societ\u00e0 fiorentina abbandon\u00f2 definitivamente la cultura borghese di cui si era nutrito fino ad allora e decise di dedicarsi esclusivamente a coloro che da secoli erano prigionieri di una povert\u00e0 economica ed educativa che toglieva loro ogni possibilit\u00e0 di migliorare il proprio futuro. Se nascevi figlio di contadini, pastori, operai avresti potuto continuare solo il lavoro dei genitori. Oppure emigrare! Il giovane don Lorenzo combatter\u00e0 con tutto s\u00e9 stesso questo stato di inferiorit\u00e0 sociale e culturale.<br \/>\n<strong><br \/>\nDare la parola a chi non l\u2019ha mai avuta<\/strong><br \/>\nSubito dopo l\u2019ordinazione sacerdotale, fu destinato in qualit\u00e0 di cappellano a San Donato Calenzano, piccolo centro tra Firenze e Prato, che stava conoscendo un rapido processo di industrializzazione. La parrocchia contava circa 1200 abitanti ed era retta dall\u2019anziano don Daniele Pugi, con il quale don Lorenzo stabil\u00ec un rapporto di sincera stima.<br \/>\nUna delle prime iniziative intraprese dal giovane cappellano fu quella di creare una scuola popolare.<br \/>\n<strong><br \/>\nLa scuola popolare di San Donato<\/strong><br \/>\nMaresco Ballini, che per sette anni (1947-1954) ha frequentato quella scuola, raccont\u00f2 nel 2007 quella straordinaria esperienza.<br \/>\n\u201cUna caratteristica della scuola era quella di essere radicata sul territorio e con una finestra aperta sul mondo attraverso la lettura dei giornali e l\u2019ascolto della radio. Questo metodo, coinvolgendo gli allievi sui problemi d\u2019attualit\u00e0, permetteva di conoscere, riflettere, approfondire e talvolta, insieme a don Lorenzo, assumere posizioni pubbliche su vari problemi. \u00c8 cos\u00ec che sono nati, tra gli altri, gli articoli su grandi problemi sociali come lavoro e casa pubblicati su \u00abAdesso\u00bb, il giornale di don Primo Mazzolari.<br \/>\nLa scuola popolare di San Donato era frequentata da tutti, credenti e atei. Quello a cui stava pi\u00f9 a cuore a don Milani era preparare uomini liberi e sovrani, aiutando ogni ragazzo a scoprire i valori propri della dignit\u00e0 umana. <em>Ogni anima \u00e8 un universo di dignit\u00e0 <\/em><em>infinita<\/em> scriver\u00e0 qualche anno dopo in <em>Esperienze pastorali<\/em>.<br \/>\nDopo aver conquistato la nostra fiducia &#8211; ricorda ancora Maresco Ballini -, don Lorenzo divent\u00f2 per noi maestro, amico, consigliere, confessore, secondo babbo\u2026 Non operava forzature: il suo principale desiderio non era quello di predisporre anche noi ad accogliere Dio nella nostra vita, cosi come aveva fatto lui pochi anni prima\u201d.<br \/>\nA San Donato don Miani matura la decisione di dare forma alle esperienze di questa sua prima missione sacerdotale, che confluiranno in un testo che fece un enorme scalpore, <em>Esperienze pastorali<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Partire da San Donato<\/strong><br \/>\nSan Donato rappresenta per don Lorenzo una vera e propria palestra \u201cprofessionale\u201d. La sua prima preoccupazione nelle vesti di cappellano fu quella di entrare in sintonia con i ragazzi di quella comunit\u00e0. Addirittura li volle conoscere per nome ad uno ad uno.<br \/>\nSi immerse, dunque, in una realt\u00e0 a lui sconosciuta determinato a capire le persone e l\u2019ambiente di quella societ\u00e0 che lui non conosceva, con l\u2019intento di \u201csporcarsi\u201d immediatamente le mani. Girando per il paese, si accorse delle profonde ingiustizie sociali che egli attribuiva alla mancanza della parola da parte della popolazione, adulta e giovanile. Rimase soprattutto impressionato da una situazione ritenuta normale, il semianalfabetismo che caratterizzava la realt\u00e0 sandonatese. Pertanto, ritenne da subito che questo deficit culturale fosse di ostacolo all\u2019opera di evangelizzazione alla quale si era votato. Fu colpito, in particolare, dalle dure condizioni di vita e di lavoro della gente e dalle contrapposizioni ideologiche tra destra e sinistra, democristiani e comunisti\u2026 Si convinse sempre pi\u00f9 della necessit\u00e0 di fornire ai giovani un\u2019istruzione vera e autentica, spesso lontana dai loro desideri. \u201c<em>La povert\u00e0<\/em> &#8211; scriver\u00e0 in \u2018Esperienze pastorali\u2019 &#8211; <em>non si misura a pane, casa e caldo, ma dal grado di cultura<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong><br \/>\nL\u2019esperienza di San Donato diventa un libro<\/strong><br \/>\nI sette intensissimi anni (1947-1954) trascorsi a San Donato (visti con diffidenza dalla gerarchia ecclesiastica) diedero vita ad una serie di riflessioni esposte in uno dei libri pi\u00f9 discussi degli anni Cinquanta, <em>Esperienze pastorali<\/em>, l\u2019unico testo scritto interamente da don Milani. Pubblicato nel 1957, con una lunga e articolata introduzione di Giuseppe D\u2019Avack, arcivescovo di Camerino, fu ritirato quasi subito dal mercato a causa della censura della Curia fiorentina. Con sguardo sociologico e con l\u2019ausilio di tavole statistiche, egli denuncia una concezione opportunistica della fede cattolica da parte dei parrocchiani ed esalta l\u2019importanza della scuola.<br \/>\nLo intristiva un\u2019adesione religiosa fatta di vuote ritualit\u00e0, opportunismi e svaghi insulsi, quali il cinema, la televisione, lo sport, il consumismo. Lo scontro tra lui e i giovani culmina quando decide di gettare nel pozzo le attrezzature del ping-pong, provocando l\u2019allontanamento di una parte dei ragazzi. L\u2019alternativa a tutte queste \u201cvanit\u00e0\u201d fu l\u2019impegno che egli profuse per la scuola popolare, una scuola \u201cdi classe\u201d, destinata esclusivamente ai figli dei contadini e degli operai verso i quali don Milani nutriva un affetto particolare. Solo l\u2019istruzione avrebbe permesso un vero e proprio processo di emancipazione di quel gregge smarrito.<br \/>\nScrive in Esperienze pastorali: \u201cDevo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola. Quello che loro credevano di aver imparato da me, son io che l\u2019ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere. Son loro che mi hanno avviato a pensare le cose che sono scritte in questo libro\u201d.<br \/>\nLa sua era una scuola severa, esigente e \u201cpignola\u201d, votata esclusivamente a rimuovere gli ostacoli che avevano reso culturalmente schiavi i ragazzi della parrocchia, con lo scopo di far scoprire loro il gusto della dignit\u00e0 umana e dell\u2019autentica libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">IL DIRIGENTE SCOLASTICO<br \/>\nPier Paolo Frigotto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno ci riserva una ricorrenza del tutto eccezionale: i 100 anni di don Lorenzo Milani, nato a Firenze il 27 maggio 1923. 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